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Forame ovale pervio
forame ovale pervio: una patologia cardiaca poco conosciuta: scopriamo insieme di cosa si tratta.

introduzione

Per capire bene di cosa si tratta, faccio un piccolo accenno di anatomia. Durante la vita fetale i polmoni sono inattivi.  L’ossigeno  arriva dalla placenta materna e dai vasi del cordone ombelicale. Il sangue oltrepassa i polmoni e fluisce direttamente dalla porzione destra del cuore nella parte sinistra tramite due aperture il dotto di Botallo posto tra l’arteria polmonare e l’aorta toracica e il forame ovale che connette i due atri.

Alla nascita, la circolazione deve acquisire il suolo circolo “normale”, i polmoni iniziano la loro attività respiratoria e il piccolo circolo (cioè quello polmonare) diventa pienamente funzionante.

Le modificazioni delle resistenze vascolari comportano che la pressione atriale sinistra diventi leggermente superiore a quella destra. Questa differenza di pressione fa aderire al forame ovale una piccola membrana chiamata septum primum. Normalmente, entro il primo anno di vita, la membrana si salda alla parete e la chiusura diviene permanente.

Forame ovale pervio: descrizione

Il forame ovale è pervio (aperto), quando la membrana (septum primum) non si salda alla parete atriale.  La chiusura anatomica è quindi imperfetta o manca completamente. Il septum primum viene mantenuto in sede soltanto dalla differenza pressoria. È come se avessimo una porta semplicemente accostata e non chiusa con la serratura, che si può aprire in un senso o nell’altro a seconda della pressione esercitata ai due lati.

cosa comporta?

Nelle normali condizioni di vita, il PFO non comporta nessun problema. Se invece la pressione nell’atrio destro supera quella dell’atrio sinistro, ci può essere un passaggio (shunt) di sangue nell’atrio sinistro. Il volume di sangue che si sposta da un atrio all’altro dipende da due variabili: pressione sanguigna e dimensioni dell’apertura, ambedue variano di volta in volta.

quanto è comune?

Quante persone sono affette da PFO?. Tramite esame autoptico (cioè all’autopsia sul cadavere), è presente nel 25-35% della popolazione adulta senza differenza di sesso. Utilizzando l’ecocontrastografia, un PFO si può rilevare nel soggetto vivente (“in vivo”) nel 5-20% della popolazione adulta. Queste percentuali non combaciano poichè l’autopsia permette una visione diversa. Nell’esame post mortem, il setto interatriale è indagabile, mentre l’ecocardiografia con ecocontrasto si basa sulla misura indiretta di un fenomeno fisiologico.

Dovrebbero sottoporsi a specifici esami medici, tutte quelle persone colpite da uno o più episodi di ischemia cerebrale la cui causa non sia stata determinata (“criptogenetica”) e si sospetti una embolia cerebrale “paradossa”, la causa di un episodio di ischemia cerebrale rimane sconosciuta.

esami specifici

Esistono vari metodi di indagine che accoppiano tecniche contrastografiche all’uso di ultrasuoni e che consentono di valutare lo stato delle strutture cardiache e del flusso di sangue, sia normale che patologico (Ecocontrastografia bidimensionale ad alta definizione, Ecocardiografia color doppler).

In pratica, viene iniettata in vena una soluzione salina contenente microbolle che, una volta giunte al cuore, permettono di rilevare il tipo e l’entità di un eventuale shunt.

Il metodo Doppler visualizza molto bene le bolle gassose e la direzione del flusso circolatorio, che apparirà in blu quando è in allontanamento dalla sonda e in rosso quando si sposta in direzione opposta. L’uso della soluzione salina con microbolle non ha evidenziato nessuna conseguenza particolare e la metodica è considerata pressochè sicura. La sensibilità diagnostica aumenta se questo esame viene associato alla manovra di Valsalva.

Forame ovale pervio: intervento

La chiusura non chirurgica dei PFO è diventata possibile con l’avvento dei sistemi di chiusura transcatetere, inizialmente sviluppati per la chiusura percutanea dei difetti interatriali (DIA). La prima chiusura per via percutanea fu eseguita nel 1974. Un DIA con un doppio-ombrellino di Dacron. La medicina, da allora ha fatto passi da gigante; i sistemi di chiusura percutanea che sono stati utilizzati con successo in ambito clinico (cioè impiantati in esseri umani).


Il principale svantaggio dei primi sistemi di chiusura percutanea dei PFO consiste nel fatto che alcuni di essi sono tecnicamente difficili da impiantare, oppure sono a rilascio incontrollato, o non sono recuperabili a causa della loro forma.

Gli ultimi sistemi sviluppati sono  “AMPLATZER PFO Occluder” e Ceraflex PFO Occluder. I nuovi protocolli hanno risolto le problematiche pregresse. Infatti si impiantano con un rilascio controllato e sono facilmente recuperabile.

E’ perciò diventato, nei centri specializzati in questo tipo di interventi, uno dei sistemi più utilizzati in alternativa alla terapia anticoagulante (non esente da effetti indesiderati come emorragie, ematomi, necrosi o gangrena cutanea, o interazione con altri farmaci) o a quella chirurgica (sicuramente più traumatica) nei pazienti con PFO ed episodi di embolia paradossa associata ad ischemia cerebrale.

Alessio Corghi
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