Ogni settimana ingeriamo circa 5 grammi di microplastiche. Sì, l’equivalente di una carta di credito. Questa non è una metafora estrema: è una stima emersa da vari studi scientifici, tra cui quelli di Vethaak & Legler (2021) e Ghosh et al. (2023), che dimostrano come frammenti minuscoli di plastica stiano entrando nel nostro corpo ogni giorno – attraverso il cibo, l’acqua, l’aria e persino il contatto con la pelle.
Ma cosa sono esattamente queste microplastiche? E quanto dobbiamo davvero preoccuparci?
Cosa sono le microplastiche
Con il termine microplastiche si indicano frammenti di plastica di dimensioni inferiori ai 5 millimetri. Possono essere il risultato della degradazione di plastica più grande (come bottiglie, sacchetti, reti da pesca) oppure essere prodotti intenzionalmente in forma micro per usi industriali, cosmetici o domestici.
Le principali fonti di microplastiche includono:
- Degradazione di plastica in ambienti naturali, come mari e fiumi.
- Prodotti per la cura personale (esfolianti, dentifrici con microgranuli).
- Tessuti sintetici, come poliestere e nylon, che rilasciano fibre durante il lavaggio.
- Usura degli pneumatici, che rilasciano particelle sulle strade e nei corsi d’acqua.
Queste particelle, per quanto piccole, non spariscono: rimangono nell’ambiente, si accumulano negli organismi viventi e, a catena, arrivano fino a noi.
Come entrano nel corpo umano
Le microplastiche penetrano nel nostro corpo principalmente in tre modi:
- Attraverso l’alimentazione: pesci, molluschi, crostacei e perfino il sale da cucina possono contenere microplastiche. Ma non solo: anche acqua potabile (soprattutto quella in bottiglia) e cibi confezionati sono veicoli di ingestione.
- Attraverso l’aria: ogni giorno respiriamo minuscole particelle plastiche sospese nell’aria, provenienti da tessuti sintetici, vernici, pneumatici e materiali da costruzione. È stato osservato che ambienti chiusi, come le abitazioni, sono tra i più contaminati.
- Attraverso il contatto con la pelle: il passaggio attraverso la barriera cutanea è meno documentato, ma l’esposizione prolungata a cosmetici contenenti microplastiche o a polveri sottili può rappresentare una via di assorbimento, soprattutto se la pelle è danneggiata o infiammata.

Cosa succede nel corpo: rischi potenziali
Una volta entrate nel corpo, le microplastiche non restano inerti. Studi recenti suggeriscono che possano avere effetti neurotossici, infiammatori e tossici in generale, anche se la ricerca è ancora in fase iniziale e non tutte le dinamiche sono chiaramente comprese.
1. Neurotossicità
Alcuni esperimenti hanno dimostrato che le microplastiche possono attraversare la barriera emato-encefalica, raggiungendo il cervello. Una volta lì, potrebbero innescare processi neuroinfiammatori, alterazioni cellulari e stress ossidativo, con potenziali ricadute su memoria, concentrazione e funzioni cognitive.
2. Infiammazione e stress ossidativo
Il corpo umano riconosce le microplastiche come corpi estranei, e può attivare una risposta immunitaria. Questo porta alla produzione di radicali liberi e a una condizione chiamata stress ossidativo, che danneggia cellule e tessuti. A lungo termine, questo stato può contribuire a sviluppare malattie croniche e degenerative.
3. Vettori di sostanze tossiche
Le microplastiche hanno una particolare affinità per altre sostanze tossiche, come:
- Metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio)
- Pesticidi
- Composti organici persistenti
Queste sostanze si “aggrappano” alle particelle di plastica e, una volta ingerite, possono penetrare nei tessuti e bioaccumularsi, potenziandone l’effetto tossico.
Effetti ambientali delle microplastiche
Il problema delle microplastiche non riguarda solo la salute umana, ma anche quella del pianeta. Pesci, crostacei e altri organismi marini ingeriscono microplastiche quotidianamente, scambiandole per cibo. Questo può:
- Compromettere la crescita e la riproduzione degli animali
- Alterare la catena alimentare
- Introdurre tossine in tutto l’ecosistema acquatico
E non si tratta solo di ambienti remoti: queste dinamiche avvengono anche nei nostri mari e nei pesci che portiamo in tavola.
Le microplastiche sono ormai ubique: sono state rilevate nei ghiacciai, nei deserti, nei sedimenti oceanici e persino nell’atmosfera. Questo tipo di contaminazione è difficile da eliminare e sta trasformando il nostro pianeta in una vera e propria “biosfera plastificata”.

Un’esposizione invisibile ma costante
Sebbene le microplastiche siano ormai al centro dell’attenzione scientifica e ambientale, nella vita quotidiana tendiamo a sottovalutare la loro presenza nella nostra dieta. Mentre crescono l’interesse per un’alimentazione sana e le scelte orientate al “clean eating” – evitando zuccheri raffinati, pesticidi o conservanti – l’esposizione a microplastiche rimane largamente ignorata.
Eppure, diversi studi hanno rilevato la presenza di frammenti plastici anche in alimenti comunemente considerati salutari, come frutta, verdura, pesce e acqua. Questo significa che l’ingestione di microplastiche può avvenire anche all’interno di uno stile alimentare equilibrato e consapevole, rendendola una forma di contaminazione quasi inevitabile.
Il vero rischio è la normalizzazione di questa esposizione invisibile: le microplastiche non alterano sapori, non sono visibili a occhio nudo e non sono segnalate sulle etichette, eppure entrano nel nostro organismo ogni giorno, accumulandosi progressivamente nei tessuti o veicolando sostanze tossiche.
Per questo è sempre più urgente allargare il concetto di salute alimentare, includendo anche la qualità dell’ambiente in cui il cibo viene prodotto, trasformato, confezionato e consumato. Ridurre l’impatto delle microplastiche non riguarda solo la sostenibilità: è una questione di prevenzione a lungo termine per la nostra salute.
Cosa puoi fare (davvero) per ridurre l’esposizione
È difficile eliminare completamente le microplastiche dalla nostra vita, ma ci sono azioni concrete che puoi adottare per ridurne l’impatto:
1. Riduci la plastica monouso
Evita bicchieri, piatti, cannucce, posate di plastica. Porta con te una borraccia riutilizzabile, sacchetti in stoffa, contenitori in vetro o acciaio.
2. Evita cibi confezionati
Soprattutto quelli in contenitori di plastica, come i piatti pronti da microonde. Preferisci alimenti sfusi, freschi e cucinati in casa, per ridurre il rischio di contaminazione plastica durante la lavorazione e il packaging.
3. Usa filtri per l’acqua
Molti studi hanno trovato microplastiche nell’acqua di rubinetto e, ancora di più, in quella in bottiglia. Installare un filtro a carboni attivi o a osmosi inversa può ridurre sensibilmente la presenza di particelle.
4. Scegli fibre naturali
I vestiti sintetici rilasciano microfibre plastiche ad ogni lavaggio. Prediligi cotone, lino, lana e bambù. Se usi capi tecnici, lavali con apposite borse filtranti per raccogliere le microfibre.

5. Partecipa ad attività di pulizia
Anche un piccolo gesto, come partecipare a giornate di raccolta rifiuti o sensibilizzare amici e familiari, può contribuire a ridurre la plastica nell’ambiente, evitando che diventi microplastica domani.
Le microplastiche sono ovunque: nel mare, nell’aria, nel nostro cibo e persino nei nostri corpi. E sebbene la ricerca stia ancora cercando di comprendere tutti gli effetti sulla salute umana, una cosa è certa: meno plastica significa meno rischi.
Ridurre l’esposizione non è impossibile tramite scelte consapevoli, piccoli cambiamenti quotidiani e una maggiore attenzione all’impatto delle nostre azioni.
Perché non possiamo vivere in un mondo senza plastica, ma possiamo sicuramente vivere in un mondo con meno plastica – e farci del bene, mentre lo facciamo.
