Dolore e movimento: quando e come si cronicizza il dolore

i vari tipi di sensibilizzazione

Il dolore

Nella prima parte di questa serie di articoli sul dolore abbiamo capito l’importanza evoluzionistica e pedagogica del dolore, introdotto la definizione di dolore cronico e menzionato due meccanismi alla base di esso: la sensibilizzazione periferica e la sensibilizzazione centrale.

In questo articolo cercherò di presentare questi due complessi fenomeni semplificandoli quanto più mi è possibile.

Il dolore nell allenamento

La sensibilizzazione periferica

Per capire al meglio i meccanismi alla base del dolore, iniziamo con una definizione.

Sensibilizzazione periferica

Per sensibilizzazione periferica si intende un aumento della sensibilità dolorifica di una zona del corpo che è stata sottoposta ad uno stress meccanico, termico o chimico per tempi prolungati.

Ogniqualvolta subiamo un trauma, infortunio o una lesione tissutale si genera un danno alle cellule dei tessuti coinvolti.

La rottura della membrana cellulare permette ad alcune molecole di riversarsi nell’ambiente esterno alla cellula scatenando diverse reazioni chimiche. Queste molecole attivano il processo infiammatorio necessario per la riparazione o rigenerazione delle cellule lese.

Sensibilizzazione periferica

Conseguenze della sensibilizzazione periferica

Tra le molecole che si accumulano nell’area della lesione troviamo neuropeptidi (sostanza P, CGRP, bradichinina, Interleuchina 1 etc.) e lipidi (prostaglandine, tromboassani, leucotrieni etc.) che si legano ai nocicettori (recettori del dolore) aumentandone la sensibilità. Questa situazione abbassa la soglia di attivazione dei nocicettori che si accenderanno anche con stimoli meno intensi.

Le condizioni che si possono instaurare sono due:

  • Iperalgesia: situazione in cui uno stimolo che prima provocava poco dolore (es. un pizzicotto) genera un dolore molto intenso
  • Allodinia: situazione in cui uno stimolo innocuo che non dovrebbe dare dolore (ad esempio il tocco o la pressione) genera una sensazione di dolore percepito

Sensibilizzazione centrale

Il fenomeno della sensibilizzazione periferica in determinate circostanze può aprire la strada ad un fenomeno chiamato sensibilizzazione centrale.

Il danno iniziale del tessuto che ha generato dolore viene riparato ma i nocicettori rimangono ipersensibili continuando ad attivarsi rinforzando e amplificando i meccanismi di percezione dolorifica (iperalgesia e allodinia).

È come se il nostro sistema percettivo “dimentichi” come interpretare gli stimoli ed inizi ad utilizzare il linguaggio del dolore per comunicare ai centri superiori tutto ciò che arriva dalla periferia.

I continui e persistenti segnali di dolore alterano l’attività di molte strutture cerebrali (insula, ACC, sostanza grigia periacqueduttale etc.) aumentandone la capacità di percepire dolore. Il dolore cronico innesca nell’individuo turbe emotive (ansia, stress, paura al movimento etc.) che amplificano il segnale doloroso. Tutto ciò genera un circolo vizioso che si autoalimenta.

Sensibilizzazione centrale

Conseguenze della sensibilizzazione centrale

Il coinvolgimento di così tante strutture cerebrali può generare disturbi generalizzati come l’ipersensibilità alla luce, ai rumori e alle sostanze chimiche (pesticidi, farmaci) ed un globale abbassamento della soglia del dolore anche in aree corporee distanti dalla sede del primo sintomo che ha innescato il meccanismo.

Riassumendo la sensibilizzazione centrale del dolore è un fenomeno complesso che genera:

  • un aumento della sensibilità delle vie ascendenti del dolore,
  • un mal funzionamento delle via inibitorie discendenti,
  • disfunzione del controllo endogeno analgesico;
  • Turbe emotive susseguenti alla cronicizzazione del dolore
  • Disturbi del sonno
  • Ipersensibilità a luce e rumori
  • Ipersensibilità a sostanze chimiche

Capire il dolore

Non è facile trattare la sofferenza fisica in modo equilibrato, per la complessità intrinseca della tematica. È errato pensare che il dolore sia solo un semplice messaggio sensoriale di difesa, esso infatti, coinvolge l’essere umano nella sua interezza, compresa la sfera psicologica e sociale

Il dolore manda in pezzi l’unità vissuta dell’uomo, trasparente a sé stesso finché rimane in buona salute, convinto delle proprie risorse, dimentico del radicamento fisico della sua esistenza se nessun ostacolo si frappone tra i propri progetti e il mondo.

Durante l’evoluzione della civiltà umana la componente sociologica e culturale del dolore ha preso sempre più spazio nel nostro cervello aprendo il genere Homo a nuove sfaccettature dell’esperienza algica.

Nei tempi antichi si attribuì dapprima la causa del dolore a spiriti maligni e in seguito alla perpetrazione di peccati con la conseguente punizione inflitta dalla divinità offesa […]Il concetto di peccato e punizione era anche prevalente nella civiltà giudeo-ebraica, la quale naturalmente credeva solo in un unico Dio. Lo stesso concetto fu adottato dai cristiani. Il significato fondamentale della parola “dolore” in inglese (pain n.d.r) derivò dalla parola latina poena, che significa “punizione”, ed il suo calmarsi attraverso la preghiera.

In queste poche righe, viene riassunto uno dei passaggi storici fondamentali del processo di diffamazione del dolore nella società moderna.

Il dolore viene interpretato come “punizione” e, nei secoli bui del medioevo, questo concetto si è radicato nella nostra memoria collettiva a tal punto da permanere anche a distanza di molti anni.

Come il dolore diventa cronico

L’annotazione negativa dell’esperienza algica ha creato una eccessiva ed irrazionale apprensione verso il dolore favorendo alcuni meccanismi emotivi alla base della sensibilizzazione.

Di seguito alcuni di questi:

  • Alessitimia: incapacità emotiva di esprimersi o aprirsi. Questo atteggiamento favorirebbe la somatizzazione del dolore (esempio: rabbia>gastrite)
  • Kinesifobia: paura del movimento e dello sforzo fisico
  • Catastrofismo: eccessiva preoccupazione con iperbolica fantasticazione verso improbabili conseguenze negative. (es. “se ho dolore e mi alleno mi procurerò sicuramente un grave infortunio”)
  • Vantaggi secondari: convenienza nel permanere nello stato di dolore/bisogno/assistenzialismo
  • Impotenza: sensazione di non controllo delle circostanze (favorisce il catastrofismo)
  • Magnificazione: dare eccessiva importanza ad alcuni avvenimenti/dolori (favorisce il catastrofismo)
Come il dolore diventa cronico

Nel prossimo articolo cercherò di fornire una panoramica generale verso una gestione più razionale del dolore con alcuni consigli pratici.

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