Doping e psicologia

cosa succede nella mente di chi si dopa e quali sono le speranze spesso disattese

Perché doping e psicologia

Il doping è una delle questioni più controverse della psicologia dello sport. Ne analizzerò alcuni aspetti per comprendere e per offrire spunto di riflessione, partendo dal presupposto che l’uso di sostanze dopanti è illegale, può avere effetti negativi nel breve e lungo termine sulla salute, e che non è leale nella pratica sportiva, in cui ognuno dovrebbe competere esclusivamente mediante le proprie forze.

Perché si fa uso di doping

Innanzitutto partiamo dalla questione principale. Perché fare uso di doping? Essenzialmente, esso migliora o ha il potenziale per migliorare le prestazioni. Dunque, banalmente, può venire utilizzato dal professionista per “superare i propri limiti”, e per avere più possibilità di vincere una gara. La risposta in definitiva è: per vincere.

D’altra parte nel body building tante persone (anche i frequentatori amatoriali delle palestre), pur non arrivando a livelli da gara si avvicinano al mondo delle sostanze dopanti. Molto spesso vi si addentrano anche in maniera incosciente e superficiale.

Perché i giovani si lasciano coinvolgere, o autonomamente decidono di iniziarne l’utilizzo? I motivi possono essere svariati:

  • l’effetto emulazione, dato dall’avere “miti” poco realistici, dichiaratamente dopati o presunti tali
  • una personalità narcisistica che impone di arrivare al massimo ed ottenere il consenso sociale
  • la scarsa conoscenza dei rischi
  • la bassa autostima
  • un trascorso difficile (vittima di bullismo, obesità o altro) che porta ad una necessità di rivalsa
  • un giustificarne l’uso con “lo fanno tutti”, inconsciamente minimizzando gli aspetti negativi
  • la stima inadeguata del rapporto costi-benefici
  • la speranza (spesso illusoria) in rapidi risultati, senza sforzi
  • la carenza di autoefficacia, cioè la paura di non riuscire con le proprie forze
  • l’”effetto del falso consenso” ,sovrastimare il grado di accordo degli altri rispetto alle nostre cognizioni e ai nostri comportamenti
  • la vigoressia, un rapporto disfunzionale con il proprio corpo che non viene visto mai abbastanza “grosso” o forte. La società impone canoni elevati, l’individuo non si permette di fallire o di “essere da meno”, dunque l’equazione è presto scritta.

Convinzioni distorte

L’assenza di informazioni sul comportamento degli altri porta a speculazioni su chi è dopato e a una distorta convinzione (in eccesso o in difetto, in base a colui che recepisce) sulla percentuale di persone che ne fanno uso.

Ulteriori complicazioni sorgono dalla notevole differenza interindividuale e al tempo stesso dal patrimonio genetico o dallo stile di vita, che hanno un impatto sulla percepita individuazione dell’uso di sostanze dopanti. Visto che molte persone che ne fanno uso (quasi tutti) ovviamente non lo espongono pubblicamente, i giovani si trovano di fronte a fisici statuari (che sia per genetica o utilizzo di sostanze), ponendosi la fatidica domanda “sarà natural?”.

La risposta talvolta affrettata di altri (magari sprovveduti, che non avendo raggiunto o pensando di non poter raggiungere determinati risultati etichettano di default chi hanno di fronte), sarà: “Di sicuro si dopa”. Allo stesso Fran è successo molte volte.

Convinzioni distorte e bodybuilding

La scorciatoia del doping

Il meccanismo mentale purtroppo è spesso diretto e fallace, è basato su una economizzazione di cognizioni e dunque non prende atto di variabili fondamentali.

Tanti ragazzi inesperti, ancora acerbi sia dal punto di vista mentale che fisico, si convincono che il doping sia una formula magica, che mediante quello in poco tempo e senza alcuna fatica si raggiungeranno fisici perfetti, perché è grazie a quello (come fosse “solo” quello) che i loro idoli sono diventati così.

Purtroppo per loro però il doping non sostituisce il lavoro, la formazione e le competenze, ma può solo espandere le capacità di correzione dei comportamenti umani. Dunque lo percepiscono come scorciatoia, prendendola senza valutare l’opzione di spingersi al “proprio” limite con le proprie forze; ma soprattutto senza prendere coscienza delle conseguenze (o sottostimandole). Per la tendenza del giovane a sentirsi “immortale”, si possono mettere in atto comportamenti rischiosi che possono dar luogo a danni nel lungo termine.

Scorciatoia del doping

Doping e competizione

L’utilizzo del doping in gara è spesso giustificato dal raggiungere e pareggiare il livello dell’avversario, non per superarlo, ipotizzando che ne faccia uso e dunque sentendosi autorizzati a farlo. “Lo usano tutti, se non lo uso io non ha senso gareggiare”.

Questo fa senza alcun dubbio perdere lo spirito sportivo, per cui la lealtà e la salute  (e non la pretesa della vittoria) sono alla base. Senza dubbio l’uso del doping (a livello etico e salutistico) è una scelta, come tante altre nella vita, ma in quanto tale è necessario essere consapevoli dei costi e dei benefici reali, per poi soppesarli in base al proprio grado di valore per ognuno di essi (i costi e i benefici infatti non hanno pari peso per tutte le persone, ognuno valuta in base alle proprie cognizioni, credenze, ambizioni).

Un fattore che porta a prenderlo alla leggera è spesso la sottovalutazione o la reale assenza di controlli, che porta alla convinzione di poter stare tranquilli dal punto di vista legale.

Competizione e doping

Perché il doping è illegale

A proposito della questione legalità, in cui non mi addentrerò, è utile ricordare che il doping è illecito perché altera la prestazione sportiva, inficiando la veridicità del risultato ma può anche avere ripercussioni sulla salute.

Il fatto che venga paragonato ad altri comportamenti, quali il fumo e alcool che però sono ritenuti leciti, non ne deve diminuire la cognizione di pericolosità e negatività.

Lo stesso ragionamento vale per la questione uso/abuso. L’utilizzo di certe sostanze può facilmente portare al rischio di abuso, spesso giustificato comparandolo a comportamenti con pari pericolo di eccesso. Dunque si finisce per sminuire e “normalizzare” la condotta, piuttosto che scegliere di stimare per la loro effettiva gravità gli usi/ abusi “socialmente accettati”.

È doveroso ricordare che la condotta di abuso, oltre che la dipendenza psicologica dagli effetti di certe sostanze, non è in alcun modo prevedibile anteriormente. Dunque l’unica maniera per prevenirlo è evitarne l’uso.

Riguardo alle motivazioni addotte da chi utilizza sostanze dopanti è bene non dimenticare mai la tendenza dell’uomo al mantenimento della coerenza interna che porta a “giustificare” un comportamento mediante cognizioni che evitino la dissonanza. Tali motivazioni non saranno necessariamente basate su dati realistici (anzi, come per ogni comportamento “non regolare” saranno fondati su spiegazioni poco  coerenti con l’oggettività), ma create sulla necessità di non avere contrasto tra cognizione e comportamento.

Perche il doping e illegale

Il doping cancella tutto il buono dello sport

Lo sport, se praticato con consapevolezza e criterio, può insegnare al giovane una serie sfaccettata di valori e competenze, come il benessere, la salute e l’equilibrio in primis, la grinta, la costanza, la dedizione, l’autoefficacia, la lealtà, lo spirito di squadra, l’incremento dell’autostima per i risultati raggiunti, il rispetto per l’avversario. 

Può essere la sola legge a prevenire l’uso del doping? Certamente no. I controlli difficilmente servono nel caso del doping ad uso amatoriale.

Dunque lo scopo del coach e di chiunque graviti nell’ambito sportivo, dovrebbe essere quello di educare, condividere e diffondere i valori di cui sopra, per promuovere lo spirito dello sport e la lealtà.

Può sembrare utopico? Senza dubbio. Ma ciò che è certo è che fino a che si continua a fare quello che è sempre stato fatto (o quello che NON è stato fatto, in questo caso), non si possono pretendere risultati diversi.

Il doping cancella tutto il buono dello sport
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