come guarire, anche attraverso la giusta visione del fitness
I disturbi alimentari non sono più tabù
Anche grazie al mondo dei social, è in atto un meraviglioso fenomeno, una rivoluzione, un tornado di positività. Numerose e seguitissime ragazze, condividono il loro percorso di “rinascita”, dopo il disturbo alimentare.
Tante giovani donne testimoniano che “ce l’hanno fatta”, che sono riuscite a sconfiggere un mostro che stava tentando di logorarle, scavando la pelle e l’anima, tentando di portare via i loro sogni, trascinandole in un vortice di impotenza ed autodistruzione. Dopo la vittoria contro un male subdolo motivano, condividono il loro successo e il loro trionfo con la curva del sorriso della loro anima che finalmente, allo specchio, vede un corpo bello perché forte, guerriero vittorioso di una dolorosa battaglia.

Sofferenze del corpo e dell’anima
Un disturbo alimentare (che si parli di anoressia, bulimia o binge eating disorder) ma anche di disturbi sottosoglia (meno gravi ma anche troppo spesso sottovalutati) sono una condizione per la quale una persona si trova imprigionata in una situazione negativa legata al rapporto col cibo e col proprio corpo.
Spesso è solo la punta di un iceberg che ha radici ben più profonde nell’esistenza dell’individuo. Schemi rigidi, assenza di equilibrio, chiusura agli altri. Il corpo è un martire, è la vittima. Da una parte la necessità di vedersi sempre più magre, di vedere l’ago della bilancia scendere, per “scomparire”, o il riempirsi lo stomaco (per colmare l’anima) e poi espellere tutto mangiate dal senso di colpa.
È una lotta col mondo, con se stesse, con la vita. Una guerra che si vince tirando fuori le unghie, alzando la testa, cadendo ma imparando a rialzarsi sempre più forti.
Ma il fitness può realmente essere di aiuto nell’uscire da un disturbo alimentare? Certo, vediamo come

Quando il fitness non cura
Nell’uscire da una situazione come questa diverse alternative possono risultare utili, ma la loro “funzionalità” dipende appunto dal modo in cui le si affrontano. Quale è il rischio, uscendo da un disturbo alimentare, di avventurarsi precocemente in un percorso fitness senza le adeguate precauzioni? Il rischio è di passare da un modo di affrontare la vita disfunzionale ad un altro.
Ovvero di scivolare da una serie di ossessioni (relative al rapporto col cibo e al corpo) ad altre, o mantenerle in maniera diversa ma comunque negativa. Ne sono degli esempi:
- il conteggio ossessivo delle calorie
- la minuziosa scelta di alimenti “puliti” tenendosi alla larga da quelli “insani”
- l’attività fisica come compensatoria ad un eccesso (spesso tale solo a livello soggettivo)
- la necessità di vedersi sempre meglio esteticamente, non vedendosi mai abbastanza belle
- la paura di mettere grasso (anche quello funzionale alla ripresa delle funzioni destabilizzate da un disturbo protratto)
Così si è solo cambiato terreno, ma non si è imparato a camminare.
All’uscita da una patologia è essenziale trovare modi per aprirsi al mondo mediante hobby o passioni nuove che facciano respirare la mente, chiusa per troppo tempo in rigidi dettami autoimposti. Deve fare parte del percorso. Quello che il fitness purtroppo rischia di divenire, essendo focalizzato in gran parte sul rapporto col cibo e col corpo , è di non diventare una passione ma di mantenere un’ossessione.
Cosa deve cambiare
L’equilibrio e l’amore per se stessi è un percorso che va intrapreso con coraggio. L’imparare a non vedersi corpo, ma vedersi persona. Il non far dipendere l’autostima dal numero sulla bilancia. Amare le proprie caratteristiche, senza focalizzarsi sui difetti. L’accarezzare ogni centimetro della propria pelle, abbandonando la necessità imperante di essere magre, accogliendo la voglia di essere felici e forti, talora imperfette, non imbattibili.
Indagare le ragioni profonde
Per imparare l’equilibrio è spesso necessario però essere sostenute, al fine di comprendere a fondo i motivi, per scavare e trovare le radici, per sciogliere i nodi che hanno portato ad un rapporto disfunzionale con il proprio corpo e con il cibo.
Il “fai da te” può illusoriamente risultare efficace nel breve periodo: se le motivazioni sono profonde, se gli schemi sono rigidi e hanno una lunga storia non è raro ricadere nel circolo vizioso, in modo anche più violento.
È necessario riuscire a chiedere un supporto, l’aprirsi a qualcuno che insegni a trovare le strategie per strapparsi di dosso le catene, mettendo un passo dopo l’altro. Il tendere la mano, accettando di non essere invincibili ma affermando di voler reagire. Nessuno dice che sia facile, ma di certo ne vale la pena.
Nessuno promette che non si cadrà più, ma di certo a diminuire gli scivoloni (presenti nella vita di tutti, in ogni ambito) si impara come cadere, attutendo in colpo e rialzandosi sempre più forti.

Fitness come amore verso se stessi ♥️
In questa ottica di rinascita, l’attività fisica deve essere abbracciata e vissuta come spazio di consapevolezza, di serenità, non finalizzata ad uno scolpire un corpo ma a temprare una mente.
Al tempo stesso, si imparerà ad amare il cibo , vedendolo come alleato e non come nemico, e utilizzando l’alimentazione per nutrire con amore un corpo per troppo tempo maltrattato.
Intraprendere un percorso sportivo con flessibilità, per accrescere la bellezza di un’anima e la pienezza di una vita, condividendo con gli altri la propria passione e la propria rivincita.

