Menu
9 Pagine
La Cannabis
scopri tutto quello che c'è da sapere sulla Cannabis in questa guida!

Cos’è la cannabis?

Facciamo finta che voi non abbiate mai sentito parlare di Cannabis, di droghe leggere e di droghe pesanti. Facciamo finta che nel corso di questi anni nella vostra testa non si sia formata un’idea positiva o negativa su questa pianta.

Iniziamo da capo e procediamo per gradi.

Dal punto di vista botanico la Cannabis appartiene alla stessa famiglia di Humulus Lupulus (da cui si estrae il luppolo necessario per la produzione della birra) ovvero alle Cannabaceae.

E’ una pianta erbacea di origine asiatica ma l’elevata adattabilità ne ha permesso, ben presto, la diffusione pressoché ad ogni angolo del globo, questo a partire da tempi davvero remoti in cui l’interesse era innanzitutto la produzione di fibra tessile.

Come spesso accade in natura, lo sviluppo della pianta in diverse aeree geografiche ha fatto sì che si esacerbassero caratteristiche diverse sia da un punto di vista morfologico sia da un punto di vista fitochimico.

I semi della canapa sono un’ottima fonte di acidi grassi per altro con un ottimo rapporto di omega 3 e 6 (meglio conservarli al riparo dalla luce per evitare l’irrancidimento!).

Oggigiorno non è così difficile trovarli in commercio, non contengono sostanze psicoattive (Δ9 –THC) e sono destinabili all’uso alimentare.

LE DIVERSE VARIETA’ DI CANNABIS

Ad oggi vi è ancora un certo dibattito su quante siano a tutti gli effetti le varietà di Cannabis esistenti. Si è concordi nell’affermare che le tre principali siano la Sativa, la Indica e la Ruderalis.

A queste se ne vanno ad aggiungere varie altre, ottenute soprattutto da incroci delle prime due, come la White Widow che assume una caratteristica colorazione bianca durante la fioritura. In tutti i casi, si tratta di una pianta annuale e dioica (la pianta impiega, infatti, un anno per compiere un ciclo vitale e nella stessa specie esistono individui distinti per caratteristiche sessuali, femminili o maschili).

Le foglie sono, per così dire, “iconografiche”. A tutti gli effetti sono “palmato-composte”; se anche non aveste presente la forma, pensate alla disposizione delle vostre dita rispetto al palmo della mano, ecco, questo può darvi un’idea.

la coltivazione della cannabis

Nell’immaginario comune si pensa subito alla produzione di sostanze illecite per fini “edonistici”. Ovviamente nessuno qui è nato ieri e quindi sì, senza dubbio, parte della coltivazione è destinata alla produzione di marijuana, hashish e olio; tuttavia è anche vero che la pianta è in larga parte utilizzata nell’industria tessile, nel settore delle costruzioni e in quello farmaceutico.

Sembrerà banale ma anche la produzione di semi è fondamentale. Produrre semi, infatti, permette di perpetuare la specie; lo svantaggio principale è lo sviluppo di individui maschili quindi più spesso si ricorre alla coltivazione di femmine ermafrodite o alla clonazione.

LA CANNABIS: i terpeni

Ma ora è tempo di “addentrarci” non solo nel merito nella questione ma proprio “dentro la pianta“.

Le sostanze in essa contenute sono circa 500 e appartengono alle classi più disparate, pertanto ne riportiamo qui le principali a scopo puramente esemplificativo e non esaustivo.

Per quanto si possano infatti citare carboidrati, composti azotati, fenoli, terpeni, flavonoidi e cannabinoidi, ritengo che sia più interessante soffermarsi solo su tre gruppi di sostanze: terpeni, flavonoidi e cannabinoidi. Dico questo, in quanto, ai tre sopracitati, si possono ascrivere numerose attività farmacologiche e credo quindi che si possano considerare prioritari.

I terpeni della cannabis sono responsabili dell’odore caratteristico della pianta, essendo molto volatili, e del sapore delle diverse varietà.

Sono i composti più rappresentati, circa 100 differenti molecole distinte in base al numero di unità isopreniche (“mattoncini” di 5 atomi di carbonio, come lo scheletro dell’isoprene, C5H8).

Sono prodotti nei tricomi ghiandolari ma si trovano anche nelle radici e nelle foglie. Data la natura lipofila possono passare la barriera emato-encefalica (BEE) ed espletare effetti a livello centrale.

Ovviamente non sono contenuti solo nella Cannabis ma la loro distribuzione è pressoché ubiquitaria nel mondo vegetale.

Il D-limonene, ad esempio, vanta proprietà anti-cancro e ansiolitiche e si trova anche nell’olio essenziale di Citrus mentre il Linalolo che troviamo anche in Lavandula angustifolia è analgesico e anti-infiammatorio (sia chiaro, non pensiate che possa sostituire, l’ibuprofene!).

la cannabis: i composti Fenolici

Anche i composti fenolici sono molto diffusi nel regno vegetale, nella Cannabis troviamo soprattutto flavoni e flavonoli. I composti fenolici sono ben noti per l’attività anti-ossidante.

Alzi la mano chi non si è mai sentito dire: “Bevi tè verde che è antiossidante, mangia broccoli che sono ricchi di antiossidanti… ” a me questa frase fa sempre un po’ ridere, non perché manchi di un fondo di verità ma perché mi sa tanto di quelle discussioni tra sciurette “[…] devo fare attenzione a cosa mangio perché c’ho la glicemia”, “[…]mio marito c’ha i trigliceridi”, insomma, signori, la glicemia e i trigliceridi fin tanto che siete vivi li avete tutti, ciò che bisogna considerare sono i valori! Per quanto sia vero, sapete effettivamente di cosa state parlando?

In estremissima sintesi, nel nostro organismo avvengono reazioni di riduzione e ossidazione in condizioni normali. Tuttavia vi possono essere “incidenti di percorso” che portano alla produzione di specie radicaliche.

Queste sono un po’ come bambini esagitati, si muovano a destra e manca, facendo danni e facendo sovra-eccitare anche gli altri fin tanto che non interviene qualcuno a “sedare” la situazione in caso di stress ossidativo l’organismo stesso attiverà dei meccanismi di de-tossificazione che sono proprio le attività antiossidanti di cui tanto sentite parlare.

Tornando a noi, anche se alcuni studi delucidano delle dirette attività antiossidanti dei fenoli (quindi anche di quelli contenuti nella Cannabis), altri spiegano come, in realtà, considerata la scarsa biodisponibilità, essi siano più che altro in grado di determinare la sovra-regolazione di enzimi antiossidanti endogeni (presenti cioè nel nostro corpo).

la cannabis e i fitocannabinoidi

Il terzo gruppo di sostanze contenute nella Cannabis è rappresentato dai fito-cannabinoidi. Questi sono composti terpeno-fenolici a 21 o 22 atomi di carbonio. Fin ad oggi ne sono stati identificati una novantina tra cui i più conosciuti delta-9-tetraidrocannabinolo (Δ9 –THC), il delta-8-tetraidrocannabinolo (Δ8 –THC), il cannabidiolo (CBD), il cannabinolo (CBN), il cannabigerolo (CBG) e il cannabicromene (CBC).

Anche se livelli minimi si riscontrano in varie parti della pianta (radice, pollini, etc.), la stragrande maggioranza di fitocannabinoidi viene prodotta dai tricomi ghiandolari delle piante femminili per andarsi quindi ad accumulare in una resina viscosa.

Le percentuali sono variabili e dipendono da fattori quali il tipo di terreno e le condizioni di crescita. Anche il metodo di raccolta, lo stoccaggio e la lavorazione contribuiscono all’eventuale perdita di principi attivi.
E’ sempre bene tenere a mente che la Cannabis è un bio-accumulatore cioè assorbe metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e arsenico dal suolo e che, la combustione comporta temperature che causa il generarsi di sottoprodotti tossici.

Va da sé che la Cannabis destinata a uso terapeutico è opportunamente coltivata e sottoposta a controlli di qualità, inoltre sono stati sviluppati appositi vaporizzatori che, lavorando a certi intervalli di temperatura, permettono di minimizzare la formazione di sottoprodotti di combustione garantendo un’ottimale assunzione da parte dei pazienti.

Effetti  dell’assunzione

Nel caso dei fitoterapici gli effetti ottenuti dall’assunzione sono ascrivibili all’attività sinergica (agonista o antagonista) di varie sostanze anche se in generale qualcuna predomina sulle altre; in questo caso possiamo dire che il THC e il CBD la fanno da padrone.

Il Δ9 –THC è il principale costituente psicoattivo della Cannabis ed è essenzialmente il motivo per cui sia sottoposta a vigilanza da parte del Ministero della Salute (DPR 309/90). La natura lipofila consente di passare attraverso la BEE e quindi d’esercitare effetti a livello centrale.

Tra gli effetti negativi spiccano deficit cognitivi e disturbi della coordinazione, psicosi (anche simil-schizofrenica) e aumento del rischio di alterazione dello sviluppo cerebrale se l’utilizzo inizia in età adolescenziale.

E’ comunque vero che il cannabidiolo (CBD), privo di attività psicotropa, è in grado di contrastare i sintomi psicotici e le alterazioni cognitive associate all’assunzione di THC.

Se vuoi approfondire sul CBD (Cannabidiolo), leggi questa guida.

utilizzo della cannabis in ambito medico

Alla luce di diversi effetti positivi, la Cannabis trova un suo impiego in terapia ed è infatti autorizzata per il trattamento del dolore (SM e lesioni spinali), del glaucoma, degli spasmi nella sindrome di Tourette, della nausea e dell’emesi (chemio/ radioterapia, HIV) e per la stimolazione dell’appetito (cachessia/anoressia/perdita dell’appetito per cause iatrogene).


Come abbiamo detto, uno degli ambiti in cui la cannabis trova ampio impiego è il trattamento del dolore; per quanto riguarda l’ambito oncologico, da 6 trial clinici a doppio cieco randomizzati e controllati con placebo (di cui 5 volti a valutare l’effetto sul dolore neuropatico) si sono ottenuti risultati incoraggianti circa l’impiego di basse dosi di cannabis quando associata a tradizionali analgesici.(1)

Questo ha come conseguenza, ad esempio, la riduzione dei dosaggi di morfina permettendo al soggetto di essere più lucido e di interagire meglio con i congiunti.

Oltre all’attività antalgica, i cannabinoidi trovano impiego nel trattamento della CINV (chemiotherapy induced nausea and vomiting) infatti tra gli antiemetici approvati per la gestione di questa condizione troviamo il Dronabinol variante sintetica del THC e attivo dopo somministrazione orale.

(2,3) Curiosamente, per quanto la cannabis sia il solo antiemetico ad essere al contempo oressizzante, negli studi condotti su cachessia-anoressia indotta da cancro non ha dato esiti positivi.

Ciononostante uno studio sul Dronabinol ha messo in luce un miglioramento della percezione chemo-sensoriale nel paziente oncologico (in parole povere, il cibo risulta più appetitoso, si mangia di più, si aumenta di peso).
Ancor più interessanti sono i recenti studi che mostrano una vera e propria attività anticancro esplicata dai cannabinoidi e qui si apre una finestra, anzi una strada, che speriamo tutti possa portare benefici a chi davvero ne ha bisogno.

riferimenti bibliografici

1. Deshpande A, Mailis-Gagnon A, Zoheiry N, Lakha SF. “Efficacy and adverse effects of medical marijuana for chronic noncancer pain: systematic review or randomized controlled trials”. Can Fam Physician, 2015

2. Marinol (R) [package insert]. High Point, NC: Unimed Pharmaceuticals, Inc; 2004

3.Tramer MR, Carroll D, Campbell FA, Reynolds JM, Moore RA, McQuay HJ. “Cannabinoids for control of chemotherapy induced nausea and vomiting: quantitative systemic review”. BMJ, 2001

Sara Carsena
Chiudi