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Intolleranza al lattosio
quando si puo' parlare di intolleranza al lattosio? scopriamolo insieme in questa guida.

Molte persone in età adulta manifestano disturbi dopo l’assunzione di latte e derivati. Scopriamo quando si può parlare di intolleranza, quali sono i sintomi che ci devono allarmare e come intervenire.

LATTOSIO E LATTASI

Il lattosio è un disaccaride contenuto esclusivamente nel latte dei mammiferi e di conseguenza negli alimenti derivati da esso, per tanto, il lattosio, è anche conosciuto come lo “zucchero del latte”.

Il motivo per cui è presente solo in queste tipologie di alimenti è perché nella mammella è contenuto un complesso enzimatico denominato lattosio-sintetasi che rende possibile il legame β-1,4 glicosidico tra glucosio e galattosio. Il lattosio non è l’unico carboidrato contenuto nel latte, difatti vi sono anche una famiglia di carboidrati conosciuta come oligosaccaridi.

La lattasi, invece, è un enzima in grado di scindere, per idrolisi, il legame β-1,4 glicosidico che si forma tra glucosio e galattosio i quali verranno utilizzati successivamente per funzioni energetiche e strutturali.

La lattasi è presente sulla superficie apicale degli enterociti sui microvilli del piccolo intestino, e la sua produzione inizia nel feto già all’ottava settimana di gestazione con un picco di produzione alla nascita. Dalla nascita in poi la produzione di lattasi inizia a diminuire sino a scomparire in età adulta in tutti i mammiferi, eccezion fatta per l’uomo poiché mantiene attiva la lattasi assumendo latticini anche dopo lo svezzamento.

INTOLLERANZA AL LATTOSIO

Per intolleranza al lattosio si intende l’incapacità di digerire il lattosio a causa di un deficit dell’enzima intestinale lattasi (ipolattasia). L’intolleranza si suddivide in tre forme:

  • forma congenita, si sviluppa già nel neonato e si manifesta con diarrea acquosa quando assume latticini (latte materno). Questa forma è presente a vita e l’unico rimedio è l’eliminazione del lattosio nella dieta, tuttavia imbattersi in questa forma di ipolattasia è piuttosto raro;
  • forma primaria, si caratterizza da una non-persistenza della lattasi lungo il decorso della vita: l’attività della lattasi degenera col passare del tempo; è la forma più comune;
  • forma secondaria, è causata da fattori che danneggiano la mucosa intestinale (più precisamente la mucosa del digiuno). I fattori in questione possono essere patologie come il morbo di Chron o la celiachia o possono essere infezioni ad esempio da Rotavirus che provoca enterite acuta o terapie farmacologiche o interventi chirurgici. L’ipolattasia secondaria si risolve quando viene risolto il fattore che danneggia la mucosa intestinale.

Il lattosio non digerito si accumula nel piccolo intestino e questo accumulo esercita un effetto osmotico il quale richiama acqua e sodio che causa diarrea.

L’intolleranza al lattosio non va confusa con l’allergia che è una risposta del sistema immunitario correlata ad una reazione avversa alle proteine del latte e coinvolge più organi e tessuti.

SINTOMI E DIAGNOSI

I sintomi di intolleranza al lattosio generalmente non si verificano fino a quando non c’è meno del 50% dell’attività della lattasi e normalmente compaiono da 30 minuti a 2 ore dall’ingestione di latticini. I sintomi tipici dell’intolleranza comprendono: dolori addominali, meteorismo e flatulenze, diarrea, a volte nausea e vomito. In alcuni casi tuttavia può essere presente stipsi, secondaria alla riduzione della motilità intestinale in particolare come conseguenza dell’accumulo di metano.

Per diagnosticare l’intolleranza si utilizza il breath test all’idrogeno dopo somministrazione per via orale di lattosio. Il test è così composto:

  • somministrazione orale di 20-25 grammi di lattosio;
  • ogni 30 minuti si raccolgono campioni di aria espirata (quest’operazione prosegue per 3-4 ore).

Quando il lattosio non viene digerito produce idrogeno a livello intestinale che è poi espulso grazie ai polmoni. Il test è positivo se l’idrogeno espulso supera di almeno 20 ppm i valori di base. E’ consigliato sospendere assunzione di antibiotici nei giorni precedenti per evitare falsi positivi.

TRATTAMENTO

Il trattamento non dovrebbe puntare a ridurre l’intolleranza e il malassorbimento di lattosio in sé ma piuttosto a migliorare i sintomi intestinali. E’ raccomandata la riduzione dell’assunzione di lattosio poichè un soggetto intollerante può assumere fino a 12 grammi di lattosio al giorno senza accusare i classici sintomi che si manifestano, normalmente, oltre questa soglia.

Un altro trattamento è quello dell’assunzione esogena di lattasi che viene isolata da specie diverse e permette al soggetto intollerante di poter mangiare alimenti contenenti lattosio.

Infine l’assunzione di probiotici quali il Lactobacillus casei Shirota e il Bifidobacterium breve Yakult migliorano i sintomi e diminuiscono la produzione di idrogeno in soggetti intolleranti.

riferimenti

  • Pimentel M, Lin HC, Enayati P, et al. Methane, a gas produced by enteric bacteria, slows intestinal transit and augments small intestinal contractile activity. Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol 2006;290: G1089-95
  • Angelo F(1) , Anna B(2), Intolleranza al lattosio nella pratica clinica, (1) Direttore Dipartimento Medico polispecialistico e Direttore Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, (2) Dirigente Medico Gastroenterologia, Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma
  • Yanyong D, BM, Ning D, Mark F, Lactose Intolerance in Adults: Biological Mechanism and Dietary Management, Nutrients. 2015 Sep; 7(9): 8020–8035
  • Shaukat A, Levitt MD, Taylor BC, MacDonald R, Shamliyan TA, Kane RL, Wilt TJ, Systematic review: effective management strategies for lactose intolerance. ,Ann Intern Med. 2010 Jun 15; 152(12):797-803.
  • Almeida CC, Lorena SL, Pavan CR, Akasaka HM, Mesquita MA, Beneficial effects of long-term consumption of a probiotic combination of Lactobacillus casei Shirota and Bifidobacterium breve Yakult may persist after suspension of therapy in lactose-intolerant patients. Nutr Clin Pract. 2012 Apr; 27(2):247-51.
Roberto Biolcati Rinaldi
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